Comitato Scientifico Centrale
del Club Alpino Italiano - dal 1931

Responsabile del Progetto: Cantatore Mattia Francesco Antonio- CAI Modena,Grassi Francesco

L’area geografica di riferimento del progetto è l’AppenninoL’area geografica di riferimento del progetto è l’Appenninoemiliano. Questa si presenta di grande interesse dal punto divista paesaggistico e storico.

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Responsabile del Progetto: Bonisoli Carlo-CAI Desenzano del Garda (BS)

Salsa Annibale Savona,Bertolotti Sandro Desenzano d/g BS,Grotti Luca Desenzano d/g BS, CAI Desenzano patrocinio Desenzano d/g BS, Ecomuseo della Valvestino Comune di Valvestino Patrocinio Valvestino (BS)

Il progetto di ricerca viene proposto in tutto il settore sommitaleIl progetto di ricerca viene proposto in tutto il settore sommitaledella Valvestino facente parte del Parco Alto Garda Bresciano, incorrispondenza dei pascoli d’alta quota che caratterizzano talecontesto territoriale, dove si mantengono tuttora importantitestimonianze di antica frequentazione legata alla monticazionee al passaggio trans vallivo tra differenti potentati storici.

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Responsabile del Progetto: Bocchino Berardino

D’Arienzo Rossana Napoli, D’Arienzo Rossana Napoli, Nardone Orazio Benevento

L’acquedotto Augusteo si estende per circa 160 km,L’acquedotto Augusteo si estende per circa 160 km,attraversando i territori di più province della Campania. Nascea Serino (AV) e attraversa parte dei Monti Picentini, costeggia iMonte Summa, attraversando la piana nolana passando perCasoria entra a Napoli, nelle colline di Capodimonte, fino adarrivare alla Piscina Mirabilis di Bacoli (NA).Sul tema esistono 2 studi fatti nella seconda metà del 1800 e daallora poco o niente è stato fatto.L’interesse nasce dalla curiosità di comprendere la meravigliosaopera ingegneristica che dal secondo secolo a.c. fino al VIsecolo d.c. ha permesso ad una città come Napoli di non soffrirela sete. Dopo il 1800 dell’acquedotto si è persa completamentememoria. Scopo del progetto è la ricerca del percorsodell’acquedotto e topografare i tratti ancora esistenti.

2018_Progetti_ricerca_2018_TA_relazione_finale_acquedotto.pdf 

Responsabile del progetto: Boccaletti Silvy Milano

Mastrogiulio Francesco MILANO

Negli ultimi anni, in Italia, é cresciuto sempre più il numero di creativi e intellettuali che decidono di trasferirsi nei piccoli comuni montani alpini e appenninici per dare vita a progetti di vita e lavoro che difficilmente potrebbero concretizzarsi in contesti sociali già di per sé densi e strutturati come quelli delle grandi città di pianura.

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Responsabile del progetto: Badodi Eleonora, CAI Reggio Emilia

Cervi Federico Reggio Emilia,Gamberini Giancarlo Reggio Emilia –Comitato ScientificoSezionale,Guidetti Augusto Reggio Emilia –Comitato ScientificoSezionale,Riccò Pancirol Gianni Reggio Emilia –Comitato Scientifico Sezionale, Strozzi Paolo Reggio Emilia Comitato Scientifico sezionale.

Descrizione dell'area geografica d'indagine: L'area geografica d'indagine è Monte Sassoso in località Ceriola (Carpineti), sulla sponda sinistra del fiume Secchia, in prossimità del Parco Nazionale dell'Appennino Tosco-emiliano.

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Responsabile del progetto: Angelucci, Diego E. SAT Trento

Il progetto ALPES nasce nel 2010 e ha come scopo lo studio del rapporto uomo-ambiente nelle alte quote, con particolare riferimento all'utilizzo delle aree montane a fini pastorali e della loro evoluzione nel tempo. Il progetto si concentra su un'area campione della Val di Sole (TN), corrispondente ai pascoli dei paesi di Ortisé e Menas, nelle valli Molinac e del Porè, tra ca. 1800 e 2500 m di quota.

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Responsabile progetto: Carlo Natali

Fino dai tempi antichi le aree montane sono state oggetto di colonizzazione umana. Infatti,pur in presenza di severe condizioni ambientali e fisiografiche, esse potevano offrire importanti risorse per il sostentamento, quali la disponibilità di acqua, la presenza del bosco con le diverse specie di areale e i suoi prodotti, le praterie per il pascolo, ecc..

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Riccardo Scotti (b,c), Paolo Gallo (b), Alessandro Galluccio (b), Francesco Rota Nodari (a), Martina Aiello (a), Renata Vezzoli (a), Francesco Polinelli (a), Federico Frassy (a), Marco Gianinetto (a)

(a) Dipartimento di Architettura, Ingegneria delle Costruzioni e Ambiente Costruito, Politecnico di Milano, via Ponzio, 31, 20133 Milano

(b) Servizio Glaciologico Lombardo, Milano

(c) Dipartimento di Scienze Biologiche, Geologiche e Ambientali (BiGeA), Università di Bologna

Riassunto

Molti ghiacciai Boliviani non sono ancora stati studiati e oggi non hanno un programma di monitoraggio. Questi rivestono però un ruolo importante per la comprensione dell’entità dei cambiamenti climatici globali e locali ma, soprattutto, rappresentano un’importante riserva idrica per milioni di Boliviani.

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Relazione 2018 - fotografie

Responsabile progetto: Luca Peliccioli

Sono finora più di cinquecento le fotografie finora inviate al progetto «StambeccoOrobie 2018»promosso e organizzato dalla Sezione di Bergamo del Cai, seconda edizione del progetto lanciato lo scorso anno in occasione del 30° anniversario della reintroduzione dello stambecco sulle Orobie bergamasche.

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Il CAI a Canossa

Pochi sono a conoscenza  che uno dei piu’ noti  luoghi storici italiano  e di maggiore notorieta’ internazionale esiste  grazie all’impegno del Club Alpino. Italiano  Fu infatti grazie alla iniziativa  del Alpinisti del CAI che nel lontano 1877  furono avviati gli scavi archeologici che portarono alla riscoperta  dell’antico castello di Canossa  e poco dopo condussero alla fondazionei del Museo Nazionale, tutt’ora esistente. Gli scavi furono diretti  da uno dei piu’ eminenti archeologi italiani, che era anche dirigente del CAI:Gaetano Chierici, fondatore delle moderne scienze paletnologiche. Tale circostanza non costituiva tuttavia una eccezionalità per il CAI che  sin dalla sua fondazione nel 1863 annoverò tra i suoi  associati molti dei più importanti scienziati italiani, in pieno rispetto dei dettami istitutivi del Sodalizio, che all’art 1 cita espressamente che  la ricerca scientifica nelle montagne costituisce uno dei fondamenti del Club Alpino. Gli “alpinisti” del CAI  non soltanto  condussero a Canossa importanti campagne di scavo, ma anche  vi realizzarono  un rifugio per assicurare  l’adeguato alloggio dei soci impegnati nella ricerca. Sempre per impegno del CAI lo Stato  acquistò in quegli anni tutta l’area del Castello , procedendo poi a realizzarvi  un museo nazionale per accogliervi  gli importanti reperti venuti alla luce  a seguito delle esplorazioni;tale museo e’ tutt’ora meta frequentata da numerosi turisti, molti dei quali di provenienza estera.

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I versanti e i ghiacciai del monte Ararat costi­tuiscono un ambiente poco conosciuto dal punto di vista geologico, geomorfologico, vulcanologico, glaciologico e nivologico. La spedizione alpinistico-scientifica - che costituisce seguito alla spedizione 2013 per i 150 anni del sodalizio, con i ragazzi dell’alpinismi giovanile - organizzata e finanziata dal CSC del CAI e dal­le università di Firenze, Milano Statale, Milano Bicocca e Politecnico Milano, svolta dal 18 al 28 luglio 2014, ha coinvolto un gruppo di dieci persone.Tutti soci del CAI, sette ricercatori universi­tari, un tecnico ARPA Lombardia, due medici per la Commissione Medica Centrale.

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