Comitato Scientifico Centrale
del Club Alpino Italiano - dal 1931

Il protocollo di intesa tra CAI e MIUR

 

Dal protocollo di intesa tra il Club Alpino Italiano e il MIUR 18/10/2017:

 

Il MIUR e il CAI si impegnano a individuare, nel rispetto dell'autonomia delle istituzioni scolastiche e nell'ambito delle rispettive competenze, strumenti, iniziative e opportunità formative volte a:

  • sensibilizzare docenti, alunni e studenti sull'importanza di conoscere il patrimonio storico, artistico epaesaggisticoitaliano;
  • offrire ai docenti occasioni di formazione sulla tutela del patrimonio ambientale, paesaggistico e culturale del nostro Paese sviluppando le competenze riferite all'educazione ambientale e allo sviluppo sostenibile, al valore della biodiversità, alla valorizzazione dei beni ambientali e culturali e alle iniziative di divulgazione;
  • attivare nei giovani processi virtuosi di esperienza sui temi della sostenibilità e in particolare sul tema del paesaggio,contribuendo alla formazione di soggetti responsabili;
  • promuovere azioni in difesa del patrimonio ambientale, storico, artistico e paesaggisticoitaliano;
  • favorire la conoscenza diretta del territorio e del suo patrimonio ambientale e naturalistico, offrendo agli studenti esperienze di "attività sul campo";
  • intraprendere iniziative e attività, anche a livello territoriale, per la realizzazionedi tirocini formativi nelle sedi del ClubAlpino Italiano;
  • proporre l'attivazione di esperienze di alternanza scuola-lavoro rivolte alla gestione di eventi culturali,alla valorizzazione del patrimonio librario, all'organizzazione di eventi sociali, allo sviluppo di progetti di inclusione e formazione, all'attività di rilevamento, segnaletica e mappatura dei percorsi storici e delle aree di pregio ambientale;

 

Per la realizzazione di iniziative per specifiche aree di intervento, attivando esperienze anche a carattere sperimentale, le Parti valutano, di volta in volta e concordemente, l'opportunità di impostare eventuali rapporti e forme di collaborazione con altri soggetti, anche istituzionali, avuto riguardo alle diversecompetenzee ruoli.

 

Il MIUR e il CAI, nel rispetto dei propri ruoli e delle competenze istituzionali, nonché dell'autonomia delle istituzioni scolastiche, collaborano nell'attuazione di un programma comune a favore delle scuole di ogni ordine e grado, impegnandosi a:

  • diffondere l'educazione alla tutela dell'ambiente e allo sviluppo sostenibile, attraverso un piano di iniziative mirate che abbiano come campo di sviluppo la montagna, per far maturare nei giovani una maggior consapevolezzadelle tematiche della sostenibilità, con l'eventuale contributo degli organi dirappresentanzastudentesca;
  • lanciare un piano di iniziative mirate alle attività motorie e all'arrampicata in età evolutiva con lo sviluppo della personalità e del senso di autostima, sulla scoperta dell'ecosistema e degli apparati culturali del mondo alpino;
  • divulgare nel mondo della scuola percorsi di formazione, in relazione alla consapevolezzadei rischi, sulle
  • modalità di frequentazione dello spazio montano nei diversi momenti stagionali, sulla conoscenza dei metodi di prevenzione, degli strumenti e delle tecniche per migliorare la sicurezza, sulle semplici procedure di autosoccorso o di richiesta d'intervento, sviluppando i testi e i supporti didattici ritenuti necessarie opportuni;
  • favorire e promuovere la partecipazione da parte delle scuole alle iniziative di cui al presente Protocollo d'intesa, sulla basedi progetti educativi e didattici condivisi;
  • intraprendere iniziative anche nell'ambito dell'educazione alla prevenzione e alla sicurezza, dell'integrazione culturale, della convivenza civile, della cittadinanza attiva e solidale, nel rispetto dei principi costituzionali e dell'ambiente;
  • proporre l'attivazione di esperienze di alternanza scuola-lavoro attraverso il raccordo tra le imprese associatea CAIe le istituzioni scolastiche.

Corsi organizzati dal CSC e dal CAI

È possibile scaricare il pdf con la lista dei corsi pergli anni 2006-2017 organizzati dal CAi e le relative dispense.

 

 

 

Atto costitutivo del gruppo Grandi Carnivori

Il 15 settembre 2017 il Gruppo Grandi Carnivori si è insediato ufficialmente a Milano in presenza del Vicepresidente Generale Erminio Quartiani.

Il Gruppo è ora diventato gruppo di lavoro centrale, sotto diretto controllo del CDC, dopo l’approvazione del 27 maggio 2017 con atto n. 86, durante il CDC tenutosi a Napoli in occasione dell’assemblea generale.

Le origini del gruppo prendono avvio nel maggio 2015 da un’idea spontanea di alcuni soci appassionati naturalisti, in occasione dell’adesione del CAI, come supporter, al progetto LIFEWOLFALPS.

L’intento é stato quello di costruire da subito una rete di Soci interessati a sviluppare in seno al CAI le delicate tematiche inerenti i grandi carnivori, con particolare riferimento a quelle relative alla comunicazione, alla divulgazione, al monitoraggio e ad aiutare gli Enti preposti nel migliorare la gestione dei conflitti che emergono in seguito al ritorno dei grandi carnivori.

L’obiettivo primario è quello di partecipare attivamente ed in modo costruttivo all’instaurarsi di una complessa ma possibile coesistenza tra uomo e i predatori selvatici con una posizione equilibrata e non ideologica.

I cardini a cui si ispira il gruppo sono in primis l’articolo 1 dello statuto del CAI e il documento, dallo stesso Gruppo prodotto e poi approvato dal CC il 22 ottobre 2016 con delibera n. 45, che sviluppa tutte le tematiche del caso mettendo in evidenza quali siano le posizioni prese dal CAI e quali i conseguenti obiettivi del Gruppo. Scarica documento.

Il gruppo è organizzato con numerosi referenti territoriali a livello nazionale che potranno essere riferimento per soci e Sezioni nelle le varie zone di competenza.

Linee guida

Le linee guida sulle quali il gruppo ha ricevuto il mandato èer tre annisono le seguenti:

  • Proporre linee guida inerenti la tematica del ritorno dei Grandi Carnivori in ambito CAI.
  •  Portare avanti ed implementare il progetto CAI-Grandi Carnivori nei suoi svariati aspetti ma principalmente nella corretta divulgazione, nella presenza e vigilanza nel territorio, nella collaborazione con ricercatori, studiosi e progetti Life e non ultimo con gli agricoltori ed allevatori di montagna.
  • Coordinare le iniziative che le Sezioni intenderanno assumere e i messaggi comunicazionali che le stesse intenderanno proporre all’interno delle singole iniziative, pur nel rispetto della loro autonomia, verificandone la rispondenza e la coerenza con i principi del documento nazionale approvato dal CC con delibera n. 45 del 22 ottobre 2016.

E’ IMPORTANTE CHE SU QUESTE TEMATICHE DELICATE SOCI, SEZIONI, GRUPPI REGIONALI, ORGANI TECNICI TERRITORRIALI E CENTRALI COLLABORINO FATTIVAMENTE CON IL GRUPPO GRANDI CARNIVORI PER PERSEGUIRE IN MANIERA UNITARIA ED UNIVOCA -IN AMBITO CAI- L’OBIETTIVO DELLA COESISTENZA TRA L’UOMO E LE SUE ATTIVITÀ TRADIZIONALI E I GRANDI PREDATORI SELVATICI.

documento relativo alla costituzione del Gruppo Grandi carnivori

 

Collaborare con noi

Per collaborare al progetto life wolfalps e con il Gruppo Grandi Carnivori ai soci CAI che aderiranno si chiederà di operare alcune azioni tipo:

1. comunicare segnalazioni di avvistamenti di lupo (ma secondariamente anche orso e lince).

2. comunicare segnalazioni di predazioni e segni di presenza del lupo (ma secondariamente anche orso e lince).

3. segnalare articoli della stampa locale che trattino l’argomento lupo (ma secondariamente anche orso e lince).

4. segnalare problematiche o conflitti nati tra allevatori, cacciatori, valligiani e presenza del lupo (ma secondariamente anche orso e lince).

5. segnalare soluzioni virtuose di convivenza tra uomo e lupo di cui si viene a conoscenza (ma secondariamente anche orso e lince).

6. promuovere serate culturali sul lupo presso le proprie sezioni o altri enti (ma secondariamente anche orso e lince).

7. promuovere convegni sul ritorno del lupo nella propria zona di interesse (ma secondariamente anche orso e lince).

8. promuovere la realizzazione di articoli sul lupo da far apparire nella stampa sezionale, sociale e locale (ma secondariamente anche orso e lince).

9. partecipare, se possibile, ad incontri ed aggiornamenti sul lupo ed i Grandi Carnivori.

10. partecipare, ove presenti e se possibile, a censimenti e monitoraggi sulla specie.

11. collaborare in accordo e con il supporto del Gruppo Grandi Carnivori del CAI

 

Se sei un socio CAI e vuoi diventare un membro del Gruppo Grandi Carnivori, SCARICA LA SCHEDA di iscrizione, compila il modulo e spediscilo al referente territoriale che trovi sulla scheda.

Verbali

Verbale di insediamento del gruppo

Pubblicazioni e notizie

Elenco delle pubblicazioni del Gruppo Grandi Carnivori

Notizie dal Gruppo Grandi Carnivori

 

Cookies

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Credits Images

bowie15 / 123RF Archivio Fotografico

 

La scheda deve essere inviata entro il 30 novembre dell'anno corrente

Scarica la scheda (PDF)


Ogni scheda va compilata e vistata dal presidente di sezione ed inviata, tramite email al CS Regionale di riferimento se siete ONC e anche al referente territoriale se siete ONCN,

 

CS regionali

  

  • CSLPV - Comitato Scientifico Ligure Piemontese Valdostano: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 
  • CSL - Comitato Scientifico Lombardo: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.  
  • CSVFG - Comitato Scientifico Veneto Friulano Giuliano: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.  
  • CSER - Comitato Scientifico Emilia Romagna: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
  • CST - Comitato Scientifico Toscano : Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.  
  • CSA - Comitato Scientifico Abruzzese: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 
  • CSCA - Comitato Scientifico Campano: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

Operatori Nazionali

Gli Operatori Naturalistici Culturali Nazionali devono mandare la scheda al proprio referente territoriale del CSC (vedi sotto) e per copia conoscenza al CS regionale:

 

Friuli, Veneto, Trentino Alto Adige, Lombardia: referente Gianni Frigo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.


Piemonte, Valle d'Aosta, Liguria, Toscana, Emilia-Romagna: referente Michele Pregliasco Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.


Centro, meridione e isole: referente Alberto Liberati Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

 

 

Regolamenti

Modulistica

Modello semplificato per inserire relazioni sul sito

Il modello permette di inserire:

  • relazioni progetti di ricerca
  • relazioni corsi di formazione
  • relazioni attività di divulgazione scientifica

Il modello deve essere inviato a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

inoltre va rinominato inserendo l'anno di riferimento, il nome del vostro OTTO e il titolo dell'attività.

Scarica il modello

 

 

 

Testi di  Guido Peano, direttore del laboratorio carsologico sotterraneo di Bossea. 

Il laboratorio carsologico sotterraneo

Il Laboratorio Carsologico Sotterraneo della Grotta di Bossea è stato istituito nel 1969 con finalità di studio, tutela e valorizzazione dell’ambiente carsico. Le attività di ricerca vengono realizzate negli ambiti Idrogeologia Carsica, Meteorologia Ipogea, Radioattività Naturale, Biospeleologia.

Il laboratorio è attualmente gestito dalla Stazione Scientifica di Bossea del CAI di Cuneo e dal Comitato Scientifico Centrale del CAI. I suoi i operatori scientifici e tecnici, appartenenti a diverse sezioni piemontesi e liguri del CAI, svolgono la loro attività a titolo interamente volontario e non percepiscono alcun rimborso per le rilevanti spese sostenute.

Il laboratorio costituisce, per quanto ci consta, l’unica struttura permanente destinata alla ricerca scientifica sperimentale nell’ambito del Club Alpino Italiano, ed un caso forse più unico che raro di sopravvivenza pluridecennale, e in piena attività operativa, di un organismo scientifico basato esclusivamente sul volontariato.

Un verso virgiliano ‘Felix qui potuit rerum cognoscere causas’(Georgiche,II,489), assunto ad emblema del laboratorio, può esprimere efficacemente le motivazioni che hanno ispirato i suoi fondatori e tuttora animano i loro epigoni.

La sede delle ricerche

La Grotta di Bossea è stata scelta quale sede del laboratorio per la sua grande valenza naturalistico-scientifica che la rende assai idonea per realizzazione di studi approfonditi in diversi ambiti di ricerca.

Il sistema carsico di Bossea, grandioso acquifero ipogeo di lunga estensione geografica, è assai ricco di acque correnti e percolanti;  presenta aspetti geomorfologici, idrogeologici, tettonici e litologici di grande interesse, una peculiare situazione della radioattività naturale oggi oggetto di studi avanzati ed una eccezionale ricchezza di entità faunistiche specializzate che lo colloca fra i più importanti biotopi ipogei attualmente noti in Italia.

La grotta presenta altresì splendidi aspetti estetico-paesaggistici quali i giganteschi saloni della zona inferiore, il grandioso e pittoresco concrezionamento , il canyon del torrente,  i laghi, le rapide e le cascate, che le conferiscono grande attrattiva. La sua parte inferiore è stata attrezzata nel 1874 per la visita del pubblico.

grottaIl lago Loser

L'origine e il primo sviluppo del laboratorio

Il laboratorio di Bossea è stato insediato da una piccola équipe di soci del Gruppo Speleologico Alpi Marittime del CAI di Cuneo, che installarono nella grotta le prime elementari attrezzature scientifiche,

Questo embrione del laboratorio, denominato Stazione Scientifica di Bossea, ha avuto negli anni seguenti una crescita lenta ma continuativa, con il progressivo incremento delle dotazione strumentale e degli indirizzi di ricerca. Nei primi anni di attività ha avuto importanza fondamentale il sostegno prestato da numerosi soci del Gruppo Speleologico nell’installazione delle strutture di base del laboratorio e dei primi strumenti.

Nel primo decennio la Stazione Scientifica di Bossea ha operato assai attivamente nel settore biospeleologico, con la scoperta di molte entità faunistiche ipogee nuove per la scienza e l’acquisizione di importanti conoscenze sul popolamento biologico dell’ambiente sotterraneo.

Nel contempo furono effettuate le prime ricerche idrogeologiche e meteorologiche, con la installazione nel Canyon del torrente di una stazione idrometrica per la misurazione continuativa della portata del collettore del sistema carsico. Fu così possibile la correlazione delle variazioni del regime del torrente con le temperature delle acque e dell’atmosfera, con le precipitazioni esterne e con i dati forniti dalle prime analisi idrochimiche.

L'evoluzione dei successivi decenni

A partire dai 1980 la Stazione Scientifica poté usufruire di contributi specifici continuativi, erogati da alcune pubbliche amministrazioni. Ciò consentì un marcato sviluppo della ricerca idrogeologica con l’installazione nella zona superiore della grotta (Canyon del torrente) di un primo laboratorio dotato di vari strumenti per l’acquisizione in continuo di fondamentali parametri fisici e chimici delle acque e della temperatura atmosferica in siti diversi di questo settore della cavità. Di qui in poi ebbe luogo un progressivo incremento della strumentazione ed un parallelo sviluppo dell’attività di ricerca.

Nel 1981 ha avuto inizio una collaborazione continuativa con il Dipartimento Georisorse e Territorio (oggi Dipartimento DIATI) del Politecnico di Torino, tuttora in atto, che ha comportato un forte incremento qualitativo e quantitativo degli studi e delle acquisizioni scientifiche.

Nel 1990 il laboratorio ed il Politecnico di Torino hanno pubblicato un volume di Atti con tutti i risultati dell’attività di ricerca condotta fino al momento..

Fra il 1990 ed il 2013 ha avuto luogo una notevole attività di diffusione scientifica e culturale articolata in 8 convegni e congressi di livello nazionale od internazionale, realizzati in collaborazione con pubbliche amministrazioni od organismi del CAI. A ciò si sono affiancati 6 corsi di formazione o di aggiornamento per gli insegnanti e per gli operatori naturalistici del CAI. Ha inoltre avuto luogo la pubblicazione di diversi volumi di Atti (cinque complessivamente fra il 1991 ed il 2008), relativi ai convegni effettuati.

Nel 1991 la Stazione Scientifica di Bossea ha assunto un suo status autonomo nell’ambito della Sezione CAI di Cuneo, nel ruolo di Commissione Scientifica della medesima.

Nei primi anni ‘90 è iniziata l’installazione, in ambienti collaterali alla Sala del Tempio (zona inferiore della cavità), di un nuovo laboratorio fisico-chimico, più agevolmente accessibile e di capienza adeguata alle nuove installazioni strumentali. Il precedente insediamento è tuttavia rimasto in esercizio come laboratorio avanzato per i rilevamenti idrogeologici e meteorologici nelle zone più remote della grotta, effettuati tramite strumentazione completamente automatizzata.

Nel corso degli anni sono stati inoltre installati in zone diverse della cavità numerosi impianti periferici minori per il completamento della rete di acquisizione dei parametri ambientali.

A partire dall’ultimo decennio del secolo scorso il Politecnico di Torino ha progressivamente affiancato alla strumentazione del laboratorio, in siti differenti della grotta, propria strumentazione di rilevamento dei dati idrogeologici, che ha consentito di monitorare nuove venute idriche di particolare interesse con notevole incremento delle conoscenze acquisite.

Nel 1994 si è aggiunto agli indirizzi di ricerca già in atto lo Studio della Radioattività Naturale nell’ambiente sotterraneo, foriero di importanti risultati nei due decenni seguenti.

Dal 1996 ha avuto inizio una collaborazione continuativa con il Comitato Scientifico Centrale del CAI, promossa dal past-president Claudio Smiraglia e dallo scrivente allora membro del CSC. Tale cooperazione ha avuto sanzione formale nella convenzione stipulata nell’anno 2007 fra la Sede Centrale del CAI e la Sezione di Cuneo, nell’ambito della quale il CSC è divenuto contitolare del laboratorio insieme con la Stazione Scientifica di Bossea. L’organismo ha pertanto assunto la nuova denominazione di Laboratorio Carsologico Sotterraneo di Bossea.

In tale occasione è stata istituita una Commissione di Indirizzo e Programmazione, per l’impostazione nelle grandi linee dell’attività annuale del laboratorio, oggi costituita dai rappresentanti della Stazione Scientifica di Bossea, della Sede Centrale del CAI, della Sezione CAI di Cuneo, del Gruppo Regionale CAI Piemonte e del Politecnico di Torino.

radon2Misurazione puntuale del radon

La situazione odierna

Oggi il Laboratorio Carsologico Sotterraneo di Bossea costituisce una sede assai attiva di ricerca carsologica sperimentale, grazie ad innovativi indirizzi di studio e ad installazioni strumentali molto specializzate, ideate e finalizzate per le specifiche esigenze delle ricerche in atto, che hanno fornito conoscenze di grande interesse..

L’attività del laboratorio è sempre realizzata dagli operatori volontari del CAI, in collaborazione con il Politecnico di Torino.

Nei suoi 47 anni di esistenza l’equipe del laboratorio è stata quasi interamente rinnovata, anche ripetutamente, ma sono stati sempre assicurati la continuità degli intenti iniziali ed il carattere totalmente volontario dell’ attività dei suoi operatori.

Nel corso degli anni sono state acquisite altre importanti collaborazioni con diversi organismi scientifici operanti nell’ambito dello studio o della salvaguardia dell’ambiente naturale ed antropico, che verranno citate nel proseguo.

La ricerca idrogeologica

Il sistema carsico di Bossea, per la presenza di situazioni geomorfologiche ed idrogeologiche diverse nell’ambito del suo esteso sviluppo, costituisce un acquifero campione di grande interesse ai fini dello studio delle circolazioni idriche sotterranee, ben rappresentativo di alcune importanti tipologie di drenaggio, che offre ampie opportunità di ricerca e di ulteriore approfondimento delle conoscenze..

Allo studio delle circolazioni idriche nei grandi dreni si è associato, più recentemente, quello delle circolazioni nei dreni minori e nei microdreni impostati sui reticoli di fratture del massiccio, presenti non solo nei calcari ma anche nelle quarziti molto fratturate e nelle metavulcaniti cataclastiche che li contornano, che erogano al sistema carsico, in specie nelle stagioni secche, significative aliquote della portata complessiva dell’acquifero.

Insieme con il Politecnico di Torino vengono pertanto effettuate indagini a tutto campo, molto precise e dettagliate, sulle differenti tipologie di drenaggio. In queste ricerche viene impiegata strumentazione quasi sempre automatizzata, talora inserita, nel laboratorio principale, in piccole reti telematiche locali.

Un importante progresso nel rilevamento e nella gestione dei dati idrogeologici è stato realizzato dal Politecnico di Torino con l’installazione di un sistema per la trasmissione via cavo dei medesimi ad un elaboratore esterno consultabile via web. L’impianto che già attualmente recapita agli studi dei ricercatori, in tempo reale, dati relativi a parametri diversi rilevati nel torrente e nella Polla delle anatre, potrà essere assai potenziato in futuro con il collegamento a diversi altri strumenti di misura.

La ricerca comporta, oltre allo studio delle caratteristiche geo-morfologiche, tettoniche e litologiche del massiccio, la marcatura delle acque sotterranee con traccianti ottici o chimici per la conoscenza della geografia dei deflussi, ed il predetto rilevamento di una vasta gamma di parametri fisici e chimici delle acque. La correlazione delle acquisizioni ottenute ha fornito importanti conoscenze in merito alle caratteristiche idrodinamiche ed idrogeochimiche delle circolazioni carsiche ed agli assetti strutturali e funzionali dei drenaggi allo studio.

fisicochimicistazione di misurazione parametri fisico-chimici delle acque

La ricerca meteorologica

Lo studio meteorologico dell’ambiente sotterraneo, causa carenze della strumentazione ed un impegno operativo ridotto, non ha potuto avere applicazioni e sviluppi paragonabili a quelli del predetto settore. Ha tuttavia permesso di acquisire una sufficiente conoscenza della situazione climatica del complesso ipogeo e delle essenziali correlazioni intercorrenti fra il regime del torrente ed i più significativi parametri atmosferici, quali temperatura, pressione, umidità relativa, evapocondensazione, direzione e velocità delle circolazioni aeree, misurati in modo continuativo o soltanto puntuale in alcune zone della cavità.

Inoltre viene condotto da più anni il rilevamento del CO2 atmosferico e lo studio delle variazioni della sua concentrazione in rapporto alla presenza antropica ed al regime del torrente nelle zone inferiore e superiore della grotta.

Lo studio della radioattività naturale nell’ambiente sotterraneo

Lo studio della radioattività naturale ha trovato nella Grotta di Bossea condizioni ambientali di particolare interesse, essendo il sistema carsico spesso delimitato dalle metavulcaniti, costituite soprattutto da porfiroidi fratturati o cataclastici, con rilevante contenuto in radioisotopi delle diverse serie di decadimento radioattivo. Dal processo di decadimento del 238Uranio deriva il gas 222Radon che diffonde dalle rocce emittenti nelle acque e nell’atmosfera del sistema carsico ed è presente nella grotta in concentrazioni molto interessanti a fini di studio, ma non ancora nocive alla salute degli operatori scientifici e turistici entro determinati e ben noti limiti temporali di permanenza.

Il radon si concentra nell’atmosfera della grotta grazie ad un doppio processo: emissione da parte dei porfiroidi che nella zona inferiore costituiscono la gran parte del pavimento e delle pareti della cavità; trasporto idrico dalla zona allagata e per lunghi tratti completamente sommersa del sistema carsico, situata a monte della grotta, dove si verifica un diretto trasferimento del gas dalle rocce all’acqua, e successivo passaggio dalle acque all’atmosfera nella zona aerata.

La ricerca ha pertanto comportato lo studio della distribuzione e della concentrazione dei radionuclidi nelle diverse tipologie di rocce presenti nella grotta e dei predetti processi di emissione e diffusione del radon nell’ambiente ipogeo. In questo ambito è stata avviata una ricerca d’avanguardia sulle dinamiche di scambio del gas fra matrice rocciosa, acque ed atmosfera nel sistema carsico di Bossea, che può essere realizzata grazie alla disponibilità di una strumentazione innovativa per la misurazione in continuo del radon nelle acque, fornitaci come prototipo dalla casa produttrice (Saphymo GmbH di Francoforte). Nel corso di questa ricerca sono state ottenute nuove interessanti acquisizioni in merito ai rapporti esistenti fra le variazioni del livello di falda nel massiccio e la liberazione e la risalita del radon dalle rocce emittenti, con evidente incremento di questo processo legato all’aumento della pressione delle acque sulle rocce del basamento cristallino.

radonStazione radioattività narturale: misurazione continuativa del radon nelle acque

Gli studi suesposti sono stati e vengono tuttora realizzati tramite collaborazioni periodiche o continuative con diversi organismi scientifici operanti nel settore specifico, quali la Sezione Radiazioni dell’ARPA Valle d’Aosta, il Dipartimento Radiazioni di Ivrea dell’ARPA del Piemonte, il Centro Ricerche Ambiente Marino dell’ENEA di Lerici- S. Terenzo, e nel periodo 2006-2010, la Facoltà di Scienze Nucleari ed Ingegneria Fisica dell’Università Tecnica Ceca di Praga.

Documenti:

Studio del Radon nella grotta di Bossea - Di Arrigo Cigna

La ricerca biologica

La ricerca biologica ha avuto un rilevante impulso negli anni più recenti, soprattutto nell’ambito sistematico e biogeografico, con la scoperta nel sistema carsico di Bossea di molte entità faunistiche nuove per la scienza. Lo stato dell’arte è esposto nel proseguo da Enrico Lana, responsabile della ricerca biologica del laboratorio:

il laboratorio sotterraneo di Bossea ha curato fin dall’inizio gli aspetti biologici della ricerca carsologica. Angelo Morisi, recentemente scomparso, vi condusse ricerche negli anni ’70 e impiantò nel laboratorio allevamenti di specie provenienti da altre grotte.

Un inventario di 50 specie animali rinvenute nella cavità fu stilato da Morisi nel 1991.

Dopo un decennio di stasi, le ricerche biologiche sono riprese negli anni ’90 con lo studio del ciclo vitale di coleotteri ipogei per poi focalizzarsi su indagini faunistiche del sistema sotterraneo di Bossea.

Il numero delle specie citate per il sistema è raddoppiato e 5 specie nuove per la scienza sono state identificate, di cui 4 endemiche insieme al palpigrade Eukoenenia strinatii.

Dopo una prima sperimentazione nel 2014, si vorrebbe prossimamente allestire una esposizione permanente al pubblico dei principali organismi ipogei viventi nella grotta.

Documenti

La fauna della grotta di Bossea 

Le disponibilità economiche

Si è pure già fata menzione delle difficoltà economiche del laboratorio nei primi anni di attività, che hanno limitato l’acquisizione della  strumentazione e rallentato il progresso degli studi. E parimenti del laborioso graduale reperimento delle indispensabili risorse finanziarie presso le pubbliche amministrazioni, progressivamente indotte a sostenere l’attività della Stazione Scientifica dalla valenza delle ricerche effettuate, dalla determinante collaborazione fornita alla progettazione e alla realizzazione della ristrutturazione turistica della grotta, e dall’azione di tutela del sistema carsico dai danni derivanti dalle attività di alpeggio

Ai contributi abbastanza consistenti delle pubbliche amministrazioni si è aggiunto a partire dal 1996 un finanziamento erogato dal Comitato Scientifico Centrale del CAI.

Le disponibilità finanziarie del laboratorio si sono drasticamente ridotte a partire dall’anno 2011, per la cessazione dei contributi delle pubbliche amministrazioni dovuta alla crisi economica. Il finanziamento del CSC, progressivamente implementato, ha tuttavia fin qui consentito la continuazione dell’attività, sia pure con notevoli limitazioni all’acquisto della strumentazione.

Le collaborazioni scientifiche

Con l’ottimizzazione della dotazione strumentale hanno contribuito in misura determinante al continuativo sviluppo ed al raggiungimento di ottimali livelli nella ricerca le collaborazioni progressivamente intraprese con diverse istituzioni scientifiche quali in primis il Politecnico di Torino, e successivamente le ARPA del Piemonte e della Valle d’Aosta, il Comitato Scientifico Centrale del CAI, la Facoltà di Scienze Nucleari dell’ Università Tecnica Ceca di Praga ed il Centro Ricerche Ambiente Marino ENEA di Lerici-San Terenzo.

Politecnico di Torino

La collaborazione del Laboratorio di Bossea con l’allora Dipartimento Georisorse e Territorio del Politecnico di Torino (oggi Dipartimento DIATI) è iniziata nel 1981 ed è stata documentata nel 1983 da un primo comune lavoro di carattere idrogeologico, pubblicato su una importante rivista specializzata.

La collaborazione ha proceduto fattivamente nei successivi decenni anche con la progressiva installazione di strumentazione del Politecnico in alcuni siti della grotta. L’incremento e la specializzazione degli studi hanno prodotto risultati di grande interesse che sono stati documentati e diffusi tramite convegni e pubblicazioni scientifiche In linea generale la cooperazione ha comportato e tuttora comporta la comune disponibilità dei dati rilevati dai due enti tramite le rispettive strumentazioni, e la comune analisi delle informazioni ottenute, con l’obiettivo condiviso di diffondere le conoscenze acquisite fra gli studiosi ed i ricercatori scientifici tramite pubblicazioni, seminari e congressi e la divulgazione in rete dei risultati conseguiti. Gli esponenti del Politecnico di Torino maggiormente impegnati in questa collaborazione sono il Prof. Bartolomeo Vigna nel settore dell’idrogeologia carsica ed il Prof. Adriano Fiorucci nel settore della chimica delle acque.

ARPA della Valle d’Aosta e del Piemonte

La collaborazione con l’ARPA Valle d’Aosta nello studio della radioattività naturale dell’ambiente sotterraneo, ed in particolare delle dinamiche della concentrazione del gas radon nell’atmosfera e nelle acque del sistema carsico di Bossea, è iniziata nel 1994 protraendosi fino ad oggi ed ha complessivamente comportato l’acquisizione di nuove importanti conoscenze, anch’esse oggetto di diffusione tramite congressi e pubblicazione dei relativi atti. In questa attività di studio si è assai fattivamente affiancato, a partire dal 2011, il Dipartimento di Ivrea dell’ARPA del Piemonte con l’avvio di una nuova direttrice di ricerca i cui primi risultati sono stati presentato nell’anno 2013 al Congresso Nazionale di Frabosa Soprana (La ricerca Carsologica in Italia).

Università Tecnica Ceca di Praga

Negli anni 2006-2010, ha avuto luogo anche una protratta collaborazione, nello studio del gas radon e dei prodotti del suo decadimento radioattivo, con la Facoltà di Scienze Nucleari dell’Università Tecnica Ceca di Praga, che si è concretizzata in due visite di studio nelle rispettive sedi e nelle rispettive grotte-laboratorio negli anni 2006 e 2009 e nella presentazione di comuni lavori a due congressi internazionali concernenti lo studio del gas radon, svoltisi a Praga negli anni 2007 e 2010. 

Centro Ricerche Ambiente Marino ENEA

Data da tempo più recente l’importante collaborazione in atto con il Centro Ricerche Ambiente Marino ENEA di Lerici-S.Terenzo in un ambito di ricerca assai specializzato concernente lo studio degli isotopi radioattivi nelle diverse tipologie di rocce inglobanti il sistema carsico di Bossea.

Comitato Scientifico Centrale del CAI

La collaborazione con il Comitato Scientifico Centrale ha avuto inizio nel 1996, a seguito della partecipazione del Presidente Claudio Smiraglia al  Simposio Internazionale “Grotte Turistiche e Monitoraggio  Ambientale”, realizzato dalla Stazione Scientifica di Bossea che diede modo al CSC di prendere atto della valenza dell’attività scientifica del laboratorio. La collaborazione si avviò l’anno dopo in seguito all’ingresso dello scrivente nel CSC, concretizzandosi nella realizzazione di convegni scientifici e di corsi di aggiornamento per operatori naturalistici e docenti organizzati in cooperazione fra i due organismi, e nel sostegno diretto all’attività di ricerca del laboratorio tramite l’erogazione di un contributo annuo destinato all’acquisizione della strumentazione.

Nell’anno 2007 per iniziativa dello scrivente e del presidente Giorgio Vassena fu stipulata una convenzione fra il CAI centrale e la Sezione di Cuneo, in virtù della quale il CSC divenne contitolare del laboratorio che assunse pertanto la denominazione di Laboratorio Carsologico Sotterraneo di Bossea. Venne in tale occasione istituita una commissione di indirizzo e programmazione composta dai rappresentanti del CAI centrale, del CAI di Cuneo e della Stazione Scientifica di Bossea con il compito di impostare le linee generali del programma di attività annuale del laboratorio.

Nell’anno 2014 la convenzione fu rinnovata con l’inserimento nella succitata commissione anche dei rappresentanti del Gruppo Regionale CAI Piemonte e del Dipartimento DIATI del Politecnico di Torino.

A conclusione di questo excursus storico facciamo rilevare come il Laboratorio di Bossea, in esercizio da quasi 50 anni e sempre in piena attività, costituisca, per quanto ci consta, l’unico organismo destinato alla ricerca scientifica sperimentale operante in modo continuativo nell’ambito del Club Alpino Italiano tramite una propria installazione permanente,  ed un caso più unico che raro di sopravvivenza e costante sviluppo di una istituzione di tal genere basata esclusivamente sul volontariato. 

Le attività congressuale e didattiche

A partire dal 1982 IL Laboratorio di Bossea ha affiancato all’attività di ricerca un’attività congressuale, didattica e documentativa che si è concretizzato in otto convegni a carattere nazionale od internazionale, con pubblicazione di sei volumi di atti, e in sei corsi regionali o nazionali di formazione o di aggiornamento per operatori naturalistici CAI e docenti.

Fra i convegni di maggiore successo ricorderò in particolare il Simposio Internazionale “Grotte Turistiche e Monitoraggio Ambientale” (anno 1995),  organizzato in collaborazione con la Provincia di Cuneo; il Convegno Nazionale “L’Ambiente Carsico e l’Uomo” (anno 2003), organizzato in collaborazione con il Comitato Scientifico Centrale del CAI;  il Congresso Nazionale “La Ricerca Carsologica in Italia” (anno 2013) organizzato in collaborazione con il Dipartimento DIATI del Politecnico di Torino.

Fra le iniziative didattiche ricorderò il Corso Nazionale di aggiornamento per insegnanti “Ambiente Carsico ed Ambiente Umano in una tipica valle delle Alpi Liguri”(anno 1998), e il Corso Nazionale di aggiornamento per gli operatori   naturalistici del CAI “Sedimentario e Cristallino nelle Alpi Liguri” (anno 2004),  organizzato in collaborazione con il Comitato Scientifico Centrale del CAI.

Il laboratorio nel suo lungo periodo di attività ha inoltre prodotto un numero rilevante di lavori di ricerca, spesso redatti in collaborazione con altri organismi scientifici, pubblicati su riviste specializzate o presentati a congressi nazionali od internazionali.

Organigramma del laboratorio

DIREZIONE: Guido Peano (Stazione Scientifica di Bossea CAI Cuneo)

Carlo Alberto Garzonio (Comitato Scientifico Centrale del CAI)

Bartolomeo Vigna (DIATI Politecnico di Torino)

SEGRETERIA: Rosarita Gili (Stazione Scientifica di Bossea - CAI Cuneo)

GESTIONE ED ELABORAZIONE DEI DATI: Ezechiele Villavecchia (Stazione Scientifica di Bossea - CAI Savigliano) - Rosarita Gili (Stazione Scientifica di Bossea - CAI Cuneo)

INFORMATICA: Michele Pregliasco (CAI Savona)

IDROGEOLOGIA: Bartolomeo Vigna – Guido Peano – Ezechiele Villavecchia – Davide Cassini (CAI Bordighera)

METEOROLOGIA: Ezechiele Villavecchia - Guido Peano

RADIOATTIVITA’ NATURALE: Guido Peano - Ezechiele Villavecchia – Enrico Lana – Patrizia Diani ( CAI Savona) - Bartolomeo Vigna – Alessandro Pastorelli (Speleo Club CAI Sanremo)

BIOSPELEOLOGIA: Enrico Lana (Stazione Scientifica di Bossea - CAI Cuneo - AGSP)

RILEVAMENTO TOPOGRAFICO: *Renato Sella (Gruppo Speleologico Biellese- AGSP) – Enrico Lana

STRUMENTAZIONE: *Gianfranco Buscatti - *Tiziano Buscatti - *Massimo Castano (IMAS srl)

INSTALLAZIONE DI BASE: Renzo Camerini (CAI Peveragno) - *Mauro Peirone - *Michelangelo Bruno - *Giovanni Racca (CAI Bra)

IMPIANTI IDRAULICI: Alessandro Pastorelli - *Stefano De Villa (Gruppo Speleo – Torrentistico CAI Bordighera) – Massimiliano Rubattu (Speleo Club CAI Sanremo)

L’organigramma comprende sia gli operatori permanenti che i collaboratori saltuari contrassegnati nell’elenco con un asterisco. 9

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Come si può facilmente constatare concorrono all’attività del laboratorio ricercatori e tecnici provenienti da diverse sezioni CAI del Piemonte e della Liguria. Questo carattere intersezionale dell’équipe testimonia il diffuso apprezzamento e la forte attrattiva del laboratorio in una vasta area geografica, anche nei confronti degli appartenenti a sezioni notevolmente distanti dalla sede dell’attività di ricerca.

Ciò sta trovando ulteriore riscontro nella collaborazione fornita da equipe di soci dello Speleo Club CAI Sanremo, del Gruppo Speleo Torrentistico CAI Bordighera e del Gruppo Grotte CAI Savona nella realizzazione di alcuni importanti interventi strutturali nell’ambito del laboratorio. 

 

Pubblicazioni e notizie del laboratorio

Elenco pubblicazioni del laboratorio carsologico di Bossea

Notizie dal Laboratorio Carsologico

 

Che cosa facciamo

Ancora oggi lo Statuto del CAI all’articolo 1 afferma che scopo del sodalizio è, oltre all’alpinismo in ogni sua manifestazione, “la cono­scenza e lo studio delle montagne”. È un compito antico, che trova la sua prima teorizzazione proprio nella famosa lettera che Quintino Sella invia nel 1863 a Bartolomeo Gastaldi e che segna la nascita del CAI.

La formalizzazione di questo interesse del Club Alpino Italiano per gli aspetti scientifici della montagna avvenne nel 1931, quando il prof. Ardito Desio (un nome che non ha certo bisogno di presenta­zioni) creò un gruppo apposito denominato Comitato Scientifico Cen­trale, di cui fu il primo presidente. La presidenza passò poi al prof. Giuseppe Morandini, successivamente all’indimenticabile prof. Giu­seppe Nangeroni, che resse il Comitato per oltre un trentennio, e poi al prof. Bruno Parisi. Seguirono nell’ordine: prof. Claudio Smiraglia, prof. Antonio Guerreschi, il prof. Giorgio Vassena, il prof. Mattia Sella, un discendente diretto del fondatore del CAI, e ancora i professori C. Garzonio e G. Cervi.

Va sottolineato fra l’altro come dal corpo iniziale del Comitato Scientifico, la cui matrice è sempre stata prevalentemente geografico-naturalistica, si siano staccati altri Organi Tecnici Centrali con tendenze più specialistiche e applicative, come la Commissione Neve e Valan­ghe (poi Servizio Valanghe Italiano), la Commissione Protezione Na­tura Alpina (poi Commissione Tutela Ambiente Montano), la Commissione per la Speleologia.

Scopo del Comitato Scientifico è la promozione della conoscenza e dello studio degli ambienti montani, specialmente di quelli italiani, nei loro aspetti naturalistici ed umani; ciò viene realizzato attraverso un’opera di divulgazione per informare ed aggiornare sui problemi scientifici della montagna, anche attraverso la costituzione di com­missioni scientifiche e periferiche e con la promozione di ricerche e studi su questi ambienti.

Tre sono dunque le linee guida del Comitato Scientifico: l’infor­mazione, la formazione, la ricerca.

Informazione

L’informazione viene svolta attraverso una divulgazione agile e aggiornata, con brevi note e segnalazioni sulla stampa ufficiale del CAI e soprattutto con pubblicazioni specifiche su varie tematiche, curate dalle Commissioni Regionali.

Formazione

Per quanto riguarda la formazione esiste un folto gruppo di Esperti e di Operatori Naturalistici e Culturali che operano sia a livello sezionale che intersezionale. La loro nomina avviene attraverso ap­positi corsi nazionali; ogni anno si tiene inoltre un seminario di ag­giornamento monotematico (sono stati realizzati incontri sulla botanica, la geologia, il carsismo, la glaciologia, l’archeologia e l’ar­chitettura alpina).

Ricerca

Per quanto riguarda la ricerca, gli operatori del Comitato Scienti­fico prestano la loro attività volontariamente nella raccolta ed elabo­razione di dati in vari settori, come il monitoraggio delle variazioni dei ghiacciai, l’osservazione dei dissesti idrogeologici ad alta quota, e, con la fondazione del Gruppo di ricerca “Terre Alte”, sorto nel 1991 per promuovere una nuova attenzione alla montagna orientata appunto alle “terre” prima ancora che alle “vette”, rivolgendo così lo sguardo non solo alla “montuosità” fisico-naturalistica, ma anche alla “montanità” etnoantropologica, al ruolo “costruttivo” e “durevole” assunto dalla presenza dell’uomo che in montagna ci vive.

 

Tra gli ultimi progetti del CSC ricordiamo quello di “Rifugi e din­torni”, in fase di realizzazione.

 

Tratto da: 150 anni di cammino del Club Alpino Italiano a cura di Ugo Scortegagna

Una rivoluzione culturale nel Club Alpino Italiano

Le origini

Sono passati ormai più di vent’anni da quel 4 maggio del 1991, giorno in cui veniva costituito a Milano, in seno al Comitato Scientifico Cen­trale, il Gruppo di lavoro per lo studio dell ’insediamento umano nelle Tene Alte, composto da 7 membri provenienti dalle varie anime del Sodalizio (“Rivista del CAI”, 5/1991).

Il Gruppo, in seguito noto semplicemente come Gruppo Tene Alte, intendeva denunciare il grave stato di emergenza culturale in cui si trovavano vaste plaghe della montagna italiana ormai abbandonate e promuovere una nuova attenzione alla montagna, orientata appunto alle “terre” prima ancora che alle “vette”, ovvero allo spazio vissuto alpino, troppe volte dimenticato in nome dell’attenzione alla “mon­tuosità” fisico-naturalistica o tecnico-alpinistica.

Rivolgere lo sguardo alla “montanità” etnoantropologica, al ruolo “co­struttivo” e “durevole” assunto dalla presenza dell’uomo, significava colmare un vuoto all'interno del Sodalizio, sulla scorta della sensibi­lità cresciuta nei decenni precedenti attraverso reportage, inchieste, servizi fotografici e documentari sul “mondo dei vinti” (Nuto Revelli), sugli “ultimi” (Gianfranco Bini), sugli “eredi della solitudine” (Gorfer). L’operazione avviata dal Gruppo Terre Alte si può leggere come un poderoso tentativo di “pronto soccorso culturale”. I soci per la prima volta venivano invitati ad essere custodi ed eredi dei “segni dell’uomo” provenienti da retroterra culturali spesso schiacciati dalla morsa urbanizzazione-spopolamento. E' quanto viene suggerito nel 1997 anche da Annibaie Salsa, membro del Gruppo Terre Alte destinato a diven­tare presidente del Club Alpino nel decennio successivo: la rarefa­zione della presenza stabile dell'uomo di montagna evidenziava la necessità di “candidarsi ad eredi del patrimonio dei sentieri, segni vi­sibili della presenza dell'uomo nelle terre alte”.

Le prime ricerche sulla “Montagna che scompare”

In una prima fase di attività, l’esito previsto per tali ricerche furono mostre, allestimenti museali, pubblicazioni delle risultanze. I gruppi “Terre Alte”, attivatisi un po’ in tutta Italia grazie all’intensa opera di “apostolato” del coordinatore Giuliano Cervi, in vent’anni hanno rac­colto migliaia di schede di rilevamento e fotografie, organizzando mo­stre, convegni, campagne di scavo, realizzando monografie, tesi di laurea, studi, anche attraverso collaborazioni con università, enti di ri­cerca, altre associazioni, soprintendenze, enti locali.

Questa benemerita azione di catalogazione scientifica o documenta­zione museale dei “segni” della montagna ha certamente contribuito a sensibilizzare l’opinione pubblica e gli stessi montanari al rispetto del patrimonio culturale di cui erano in possesso, avviando a livello locale iniziative virtuose di recupero. Le ricerche sulla Valle Albano e nelle montagne di Feltre, sulle Vie del Sale liguri e sulla Via Francigena tra Aulla e Sarzana, sui segni della Grande Guerra nel fronte orientale e sulle dimore abbandonate del Monte Grappa o del Col Visentin, sulle incisioni rupestri in Toscana e sulle capanne a tholos dell’Appennino, su eremi e ricoveri pastorali della Maiella e sulla Via Micaelica tra Be­nevento e Monte Sant’Angelo, sono solo alcune tra le tante campagne di studio condotte con successo da singoli soci o intere sezioni, rac­colte nel 1999 in una Mostra itinerante sui “segni dell’uomo ” nelle Terre Alte che ha fatto più volte il giro d’Italia negli anni successivi.

Le nuove prospettive: “La montagna che vive”

Nel frattempo andava però crescendo all’interno del Gruppo il bisogno di superare il pur benemerito obiettivo di catalogazione scientifica di re­perti del passato. Quella “montagna vivente” all’inizio trascurata in nome di un interesse orientato solo ai luoghi dell’abbandono è tornata pre­potentemente al centro dell’attenzione del Gruppo negli ultimi anni e ri­badita in un articolo pubblicato sulla stampa sociale (Rivista del CAI, 6/2009).

Il nuovo obiettivo che si è posto il Gruppo è quello di andare oltre l’ope­razione un po’ archeologica di catalogazione di segni e manufatti a scopo museale. Si tratta, in altre parole, di prendersi carico della “montanità” con iniziative di rivitalizzazione che passano attraverso un nuovo patto tra città e montagna, aiutando chi ancora oggi sceglie di abitare e ap­partenere alle Alpi. Gli esempi non mancano: dalle forme di neoruralismo alle nuove vie di pellegrinaggio, dai working camps di volontari per la manutenzione di sentieri e paesaggi all’adozione di terreni in ab­bandono, dai documentari che raccolgono testimonianze di anziani te­stimoni e di giovani coraggiosi che tornano a vivere di mestieri tradizionali in montagna a gruppi di acquisto solidale di prodotti alpini in grado di far rinascere piccole economie locali. Sono tutte iniziative che hanno trovato spazio e sostegno nei recenti bandi per progetti “Terre Alte”, che da tre anni a questa parte il Gruppo ha promosso dal sito www.caicsc.it.

Un bilancio a vent'anni di distanza

Ma al di là delle attività portate avanti direttamente dal Gruppo o da soci che hanno deciso di impegnarsi in queste ricerche, forse la vera rivoluzione culturale del Gruppo Terre Alte si misura nell’aver contri­buito a diffondere -o forse meglio a captare- una nuova sensibilità all'intemo della società e a trasferirla all'intemo del Club Alpino Italiano. Questa svolta culturale si può leggere in tre importanti cambiamenti della recente storia del Sodalizio, che il Gruppo Terre Alte ha contri­buito ad avviare:

  1. l'avvio di una riflessione a tutto campo sulle finalità del Club Al­pino Italiano e il dibattito sulla modifica dell’Articolo 1, in nome di una maggiore attenzione alla componente sociale della montagna, sancita dal 98° Congresso del Club Alpino Italiano di Predazzo (18-19 ottobre 2008);
  2. l’inserimento a pieno titolo della componente culturale all’interno dei titolati del Comitato Scientifico Centrale, che dal Convegno nazionale di Pescara del 19-20 settembre 2009 sono stati nominati Operatori Naturalistici e Culturali (ONC), bilanciando così almeno for­malmente le competenze naturalistiche d’origine;
  3. la costante crescita del numero di soci in area appenninica, una montagna in cui l’attrazione alpinistica o fisico-naturalistica cede volentieri il passo a quella etno-antropologica, e ad una varietà di vissuti che costituisce la vera ricchezza e diversità della montagna mediterranea.
  4. Anche questa Agenda, in parte realizzata grazie ai contributi di com­ponenti del Gruppo Terre Alte, rispecchia nel suo piccolo il nuovo molo culturale svolto da soci e sezioni del Club Alpino. L’intento è quello di tornare ad occuparsi di abitanti e non solo di abitati, e attra­verso di essi preservare la diversità del rapporto tra uomo e montagna, troppo spesso minacciata oggi dalla specializzazione, standardizza­zione e omologazione dei percorsi di sviluppo.

Mauro Varotto

(Coordinatore Gruppo di ricerca Terre Alte)

Tratto da: 150 anni di cammino del Club Alpino Italiano a cura di Ugo Scortegagna

 


L'attività del gruppo terre alte

Grazie all’ opera iniziale di “apostolato” del coordinatore Giuliano Cervi, i gruppi attivatisi un po’ in tutta Italia hanno raccolto migliaia di schede di rilevamento e fotografie, organizzando mostre, convegni, campagne di scavo, realizzando monografie, tesi di laurea, studi anche attraverso collaborazioni con università, enti di ricerca, altre associa­zioni, soprintendenze, enti locali. È stata così sensibilizzata l’opinione pubblica e gli stessi montanari al rispetto e al recupero del patrimonio culturale di cui erano in possesso. Tutta questa intensa attività di stu­dio, dai segni dell'uomo in alta quota, dalle dimore del Grappa o del Col Visentin, dai segni della Grande Guerra nel fronte orientale alle in­cisioni rupestri della Toscana, dagli eremi e ricoveri pastorali della Maiella, alla Via Francigena tra Aulla e Sarzana, alla Via Micaelica da Benevento a Monte Sant’Angelo sul Gargano, viene raccolta nel 1999 in una mostra itinerante sui “Segni dell’ uomo” nelle Terre Alte che ha fatto più volte il giro d’Italia negli anni successivi. Dal 2005 il Gruppo estende la sua attività agli Appennini del Centro Sud.

Nel frattempo, però, all’ interno del Gruppo, notevolmente tra­sformato sia nella composizione che negli obiettivi, si sente il bisogno di superare il pur benemerito intento di catalogazione scientifica dei reperti del passato e di passare dalla “montagna che scompare” alla “montagna che vive”. L’articolo di Mauro Varotto, nuovo coordina­tore, sulla Rivista del CAI del giugno del 2009, è il manifesto dei nuovi obiettivi che il CSC, attraverso il Gruppo si prefigge di raggiungere: prendersi carico della “montanità” con iniziative di rivitalizzazione che passano attraverso un nuovo patto tra città e montagna, aiutando chi ancora oggi sceglie di vivere in montagna. Dalle forme di neoruralismo alla riscoperta delle vie di pellegrinaggio, ai sentieri culturali, all’ado­zione di terreni in abbandono, all’acquisto solidale di prodotti alpini in grado di far rinascere piccole economie locali, alla produzione di documentari che raccolgano testimonianze di anziani testimoni e di giovani coraggiosi che tornano a vivere di mestieri tradizionali in mon­tagna. Sono tutte iniziative che hanno trovato spazio e sostegno nei re­centi bandi per progetti “Terre Alte”, che da tre anni a questa parte il Gruppo ha promosso dal sito www.caicsc.it.

Tratto da: 150 anni di cammino del Club Alpino Italiano a cura di Ugo Scortegagna

Componenti del Gruppo Terre Alte

  • Mauro Varotto - coordinatore nazionale
  • Federica Corrado del Politecnico di Torino
  • Vincenzo Di Gironimo
  • Edoardo Micati

Riferimenti del coordinatore nazionale
Dott. Mauro Varotto 
Dipartimento di Geografia - Università di Padova
Via del Santo, 26 - 35123 PADOVA
Tel.: 049.8274087 - fax: 049.8274099
E-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Pubblicazioni, bandi e notizie del Gruppo Terre Alte

Elenco pubblicazioni

Notizie e bandi 

Progetti di ricerca

Progetti di cultura e attività di divulgazione